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Basilica di Santo Stefano

La Basilica nasce dalle ceneri di un antico tempio pagano dedicato a Iside, come rileva una iscrizione di marmo, trovata nella piazza nel XIII secolo ed oggi murata su un fianco della Chiesa e che risale presumibilmente al I secolo.

All’interno della basilica infatti vi è ancora una fonte d'acqua come richiesto dal culto della dea egizia poiché l'iniziazione al culto di Iside prevedeva un rituale molto simile a quello del battesimo, ed in entrambi i culti c’era lo stesso concetto di resurrezione.

Il progetto originale della Basilica prevedeva che l'edificio fosse l'esatta copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme e vuole San Petronio come ideatore dell'edificio , ed è forse sempre grazie a San Petronio che la Basilica è conosciuta con L'appellativo Sette Chiese, riferimento alle sette chiese menzionate da Giovanni nell'Apocalisse.

In realtà le chiese oltre al Sacrario dei Caduti dell'Aeronautica, sono quattro.

Entrato la prima che si può ammirare è LA CHIESA DEL CROCIFISSO.

Di origine longobarda venne costruita nel VII secolo ha un aspetto molto austero ma risaltano il Crocifisso del 1300 di Simone dei Crocifissi e il compianto del Cristo morto di Angelo Gabriello Piò.

(Secondo una leggenda diffusa, l’opera sarebbe stata realizzata usando le carte da gioco confiscate in quegli anni in cui il gioco d’azzardo era proibito)

Ma non è tutto,sotto il presbiterio c'è la cripta dove la leggenda narra che ci sia una colonna che riporta l'altezza di Gesù cristo, 1.70 cm per l'esattezza.

Si prosegue poi per la Chiesa del Santo Sepolcro.

Al suo interno si trovano 12 colonne di marmo e al centro vi è un’edicola che custodiva le reliquie di S. Petronio,rinvenute nel 1141.

è proprio questa parte del complesso ad essere stata eretta sul tempio di Iside (V secolo).

Una colonna di marmo cipollino nero spostata rispetto alle altre, simboleggia la colonna dove Cristo venne flagellato.

La porticina del Sepolcro viene aperta una settimana l’anno, dopo la celebrazione della Messa di mezzanotte di Pasqua, tradizione racconta che le donne incinte di Bologna dovevano camminare trentatré volte (una per ogni anno di vita del Salvatore) attorno al Sepolcro, entrando ad ogni giro nel sepolcro per pregare, al termine del trentatreesimo giro, si recavano poi nella vicina chiesa del Martyrium per pregare dinanzi all’affresco della Madonna Incinta.

Si passa poi alla Basilica dei protomartiri San Vitale e Sant’Agricola,a più antica del complesso è infatti dedicata ai Santi protomartiri Vitale e Agricola primi due martiri bolognesi vittime della persecuzione ai tempi di Diocleziano.

Uscendo troviamo il Cortile di Pilato che rappresenta il luogo dove fu condannato Gesu e dove nel centro si può osservare il Catino di Pilato che è un’opera longobarda risalente al 737-744, sotto riporta questa iscrizione:

UMILIB(US) VOTA SUSCIPE D(OMI)NE D(OM)N(ORUM) N(OST)R(ORUM)

LIUTPRAN(TE) ILPRAN(TE) REGIB(US) ET D(OM)N(O) BARBATU

EPISC(OPO) S(AN)C(TE) HECCL(ESIE) B(O)N(ONIEN)S(I)S.

HIC I(N) H(ONOREM) R(ELIGIOSI) SUA PRAECEPTA OBTULERUNT,

UNDE HUNC VAS IMPLEATUR IN CENAM D(OMI)NI SALVAT(ORI)S, ET SI QUA MUN(ER)A C(UISQUAM) MINUERIT, D(EU)S REQ(UIRET)

Sotto il porticato centralmente su una colonna, c’è un gallo di pietra chiamato “Gallo di S. Pietro” per ricordare l’episodio evangelico del rinnegamento di Gesù.

Si passa poi alla Chiesa della Trinità o del Martyrium dove si può ammirare il Presepio più antico lo scultore delle statue è lo stesso Maestro del Crocefisso 1291 custodito nelle Collezioni d’Arte del Comune di Bologna.

Arriviamo poi al Chiostro sviluppato su due piano e molto più ampio del cortile di Pilato.

Pensate che certi capitelli mostruosi si pensa abbiano ispirato alcune forme di espiazione descritte nel Purgatorio al giovane Dante Alighieri.

Sotto i portici del chiostro sono affisse alle pareti numerose lapidi recanti i nomi di quasi tutti i bolognesi caduti durante la Prima Guerra Mondiale ordinati secondo gli anni della campagna di guerra e raggruppati secondo la zona di combattimento; nell’atrio dell’ingresso occidentale altre grandi lapidi a tutta parete riportano i nomi dei bolognesi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale.



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